Sabato 14 Giugno 2025 Padre Giustino Popovic, il “Nuovo Filosofo”

Padre Giustino, è stato una figura di primo piano nella testimonianza della Tradizione Ortodossa, sia per la sua dottrina che per la vita nell’ascesi, un vero Padre della Chiesa, in pieno XX secolo. Di lui, un monaco del Monte Athos, ha scritto:

“Ci fu un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giustino”.

Come gli antichi Padri, egli aveva compreso che non può esistere la dottrina staccata dall’ascesi e dalla tensione verso la santità. Amava, infatti, dire:

“L’unico possibile rinascimento nella Chiesa, è un rinascimento nell’ascesi”.

La sua Teologia, che volle chiamare, intitolando la sua opera di Dogmatica: “La filosofia Ortodossa della Verità” non è una contemplazione intellettuale dell’essenza di Dio, come la scolastica occidentale, ma la continuazione dell’esperienza vivente della Vita in Cristo. La stessa vita della Chiesa, è l’organica continuazione della Vita di Cristo, da parte del suo Corpo, secondo l’immagine paolina. Essere Cristiani, significa essere in Cristo. L’eresia non è soltanto la formulazione intellettuale di un errore dogmatico ma è soprattutto, il separarsi da Cristo. Torna in mente un apoftegma (detto) di un padre del deserto, che accettava di essere accusato dei più orrendi peccati ma non di eresia “Perché l’eresia è separazione da Cristo”. Padre Giustino scrive:

“Non c’è niente di più orribile, di un’eternità senza Cristo. Io ritengo preferibile un Inferno dove fosse il Cristo, perdonatemi il paradosso, ad un Paradiso dove Cristo, non c’è. Perché se Cristo, non è presente, tutto si trasforma in maledizione ed orrore”.

Il Venerato Padre nacque il giorno dell’Annunciazione il 25 Marzo del Calendario Ecclesiastico, del 1894 a Vranje, in Serbia e si addormentò nel Signore, lo stesso giorno dell’Annunciazione del 1979. L’intera sua vita, è segnata da questa data dell’Incarnazione: è un canto al Verbo incarnato principio e fine, Alpha ed Omega di tutte le cose. Nato da una famiglia sacerdotale da diverse generazioni, figlio di un sacerdote, Padre Spiridione e della Matuska Anastasia, ricevette fin dalla più tenera infanzia il respiro della “dolce Ortodossia” come il popolo Serbo, amava chiamare la Fede dei suoi padri. Padre Giustino, è stato dunque, veramente il frutto eletto di una stirpe che ha vissuto e praticato in profondità la Fede Cristiana Ortodossa della sua nazione. Del popolo serbo, condivise i momenti dolorosissimi del XX secolo. Divenne, infatti, monaco nel 1915 proprio durante la lunga ritirata dell’esercito serbo, che durante l’inverno marciò lungo il Kosovo e l’Albania fino a Scutari, condotto dal vecchio Re Pietro I nelle piane del Kosovo, nel “Campo dei Merli” là dove il Santo Principe Lazaro, aveva preferito nel passato, lottando contro i Turchi: “La Gloria del Regno Celeste, all’effimera gloria del regno terreno”. Imitando la rinuncia del Santo, Blagoje, questo era il nome di battesimo di Padre Giustino, scelse anche lui, dopo un secondo dramma del Kosovo, la gloria eterna, identificando il suo destino a quello della Serbia Ortodossa, che scelse di servire nel suo calvario, materiale, morale e soprattutto spirituale. La sua formazione fu ricca e complessa ed anche il suo nome monastico di Giustino, filosofo e martire, gli si addice perfettamente. Con “La Filosofia Ortodossa della Verità” fu chiamato da Dio a formulare una grande sintesi teologica in un’epoca di relativismo, sintesi nella quale riaffermò la Verità di Cristo, l’Unicità della Chiesa Cattolica ed Ortodossa, Corpo di Cristo vivente, dove lo Spirito Santo, dimora, unica arca della nostra salvezza in mezzo ai marosi del secolarismo, dell’ateismo e dell’eresia del relativismo e dell’Ecumenismo. In questo si può dire che egli fu davvero un nuovo filosofo. Nonostante che la sua formazione si sia svolta in parte in occidente, dopo il Seminario in Serbia e l’Accademia in Russia, studiò infatti, ad Oxford e poi ad Atene, ove conseguì il dottorato in Teologia, non venne influenzato dal pensiero occidentale, se non per una maggiore comprensione del dramma spirituale, dell’occidente stesso. Due grandi figure dell’Ortodossia del ‘900 ebbero, invece, influenza sulla formazione di Padre Giustino: il santo Vescovo Nicolaj Velimirovic ed il Metropolita Antonio Krapovitsky. Del primo Pafre Giustino, disse:

“Sì, è il grande padre di tutti i Serbi, il più grande dopo San Sava”.

L’altro suo padre spirituale, il Metropolita Antonio, fu il primo Presidente del Sinodo della “Chiesa Russa Fuori Frontiera” uscita dai confini della Patria, per preservarne la grande tradizione spirituale della Santa Russia Ortodossa dopo l’avvento del bolscevismo e che ebbe la sua sede a Karlovac. Di lui Padre Giustino, scrisse:

“Nella nostra epoca nessun altro ha esercitato maggiore influenza sul pensiero ortodosso, del beato Metropolita Antonio. Egli ha ricondotto l’Ortodossia, fuori dalle strade scolastiche e razionaliste, lungo la via beata ed ascetica. Egli ha mostrato e provato, in maniera indiscutibile, che la potenza eterna dell’Ortodossia, risiede nei Santi Padri, perché solo i santi sono i veri luminari e per ciò stesso, i veri teologi”.

Quando la Chiesa Serba, nel 1965 per decisione del Patriarca German, che fu una creatura del regime comunista di Tito, entra ufficialmente nel Consiglio Ecumenico delle Chiese, la coscienza della Chiesa Serba, ovvero la voce profetica del Venerato Padre Giustino dichiarò:

“Noi abbiamo rinnegato la Chiesa Ortodossa, degli Apostoli, dei Padri, dei Concili Ecumenici e siamo diventati membri di un club eretico, umanizzato, fatto dalle mani dell’uomo. Un club che consiste di 263 eresie, ciascuna delle quali è spiritualmente morta”.

Nel 1971 Padre Giustino, che sempre aveva manifestato la sua simpatia per il movimento di resistenza greco, rompe la Comunione col Patriarcato Serbo ed alla sua morte nessun Vescovo serbo presenzierà alle esequie. Negli ultimi anni, abbandonato il lavoro di insegnamento, restò nel monastero di Celije dove era padre spirituale di quella comunità di monache, da dove però non si stancò, fino alla morte, di far sentire la sua voce di Confessore della Fede. Egli era consapevole della china ecumenistica e modernista in cui l’Ortodossia stava precipitando ma era sempre più convinto che la preghiera, l’ascesi, la paternità spirituale, più che il gridare scalmanato, che è altra cosa rispetto alla capacità di prendere posizioni ferme quando necessario, fossero necessari alla conservazione di un’Ortodossia, fedele alla Tradizione dei Padri. Un’occasione per incontrare un gran numero di fedeli erano le annuali commemorazioni del Santo Vescovo Nicolaj, sepolto poco lontano da Celije. Di quelle commemorazioni ci restano magnifiche Omelie, che sono veri Insegnamenti di Fede e lezioni di Ortodossia. Le sue opere sono tra le più preziose testimonianze di una rilettura fedele della Tradizione, per gli uomini di oggi, in perfetta e mai soluta continuità con il filo d’oro che dagli Apostoli giunge fino a noi. Anche se la Chiesa Serba non lo ha ancora ufficialmente canonizzato, Padre Giustino è venerato ovunque come Santo dai Veri Ortodossi.

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