Domenica 24 Novembre 2024 San Mena d’Egitto

Oggi la Chiesa Ortodossa, in particolar modo quella Copta Egiziana celebra la memoria di San Mena d’Egitto, considerato il santo più popolare, appunto in quel Paese, nel quale nacque, precisamente a Niceo, nell’anno 285. Già la sua nascita sarebbe stata miracolosa, in quanto Eudossio ed Eufemia, i suoi genitori, ferventi Cristiani soffrivano molto per la mancanza di un figlio e la leggenda dice, che durante una preghiera della madre, di fronte ad un’icona raffigurante la Madonna, l’immagine sacra, si animò e le disse “Am’in!” e nove mesi dopo nacque, appunto, Mena. Dopo la morte del padre, Mena si arruolò nell’esercito romano e qui le versioni agiografiche divergono. Secondo alcune fonti, infatti, sarebbe stato martirizzato mentre era ancora in servizio per essersi dichiarato Cristiano, mentre la versione più popolare in Egitto, quindi forse la più attendibile, dice che appena saputo delle persecuzioni anticristiane in corso, egli avrebbe disertato e si sarebbe ritirato nel deserto vivendo da eremita per cinque anni fino a quando ebbe una visione di alcuni angeli che coronavano i martiri con splendide corone, che gli fece comprendere la sua vera missione. Lasciò quindi il suo eremitaggio e raggiunta la città di Cotyaeum, attuale Kütahya, in Turchia, entrò nell’anfiteatro proclamando ad alta voce, il suo essere Cristiano, venendo così arrestato e sottoposto a torture particolarmente dure che gli valsero il titolo di Megalomartire. Il titolo di Megalomartire, dal termine greco μεγαλομάρτυς, (Grande Martire) identifica nelle Chiese Ortodosse ed in quelle Cattoliche di Rito Orientale, un santo, o una santa, che hanno affrontato un supplizio particolarmente atroce e prolungato spesso caratterizzato dalla presenza di eventi prodigiosi e/o conversioni al Cristianesimo da parte dei presenti. Per estensione il termine Megalomartire sottintende anche la grandezza, o vastità, del culto che gli viene dedicato. Tornando a San Mena, i miracoli continuano anche dopo la morte, in quanto il suo corpo decapitato, venne gettato nel fuoco, dove restò incombusto per tre giorni, al termine dei quali, la sorella minore, corrompendo alcuni soldati riuscì ad entrarne in possesso e lo riportò in patria ad Alessandria, dove lo tumulò in una chiesa. Dopo circa vent’anni, a persecuzioni anticristiane finite e sotto il Patriarca Atanasio di Alessandria, che diventerà poi santo a sua volta, il corpo di San Mena, venne traslato dove si trova tuttora, in circostanze miracolose. Al Patriarca Atanasio che aveva vissuto anch’egli per un periodo nel deserto avendo come padre spirituale Sant’Antonio Abate, apparve, infatti un Angelo, che gli ordinò di caricare sia il corpo che la testa di San Mena, su un dromedario e di portarli nel deserto dell’ovest, senza specificare tuttavia in quale luogo. Il Patriarca eseguì l’ordine e ad un certo punto, presso il Lago Maryut, il dromedario si fermò e si rifiutò di avanzare. II Patriarca, vide in questo segno il messaggio di dover seppellire lì, il corpo e la testa del santo e così fu. Il luogo dove riposano i resti di San Mena, è tutt’ora meta di grandi pellegrinaggi.

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