Oggi la Chiesa cattolica e quella Ortodossa, commemorano i Santi Cirillo e Metodio ai quali è dedicato l’Ordine al merito culturale, della Chiesa Ortodossa in Italia. Si tratta di due Fratelli, nati a Salonicco, nei primi decenni del IX secolo, che ebbero stretti rapporti con la Chiesa di Costantinopoli e con l’imperatore bizantino. Dalla capitale orientale, vennero inviati in diversi luoghi come evangelizzatori. Ma l’impresa più importante fu in Pannonia e Moravia, dove Cirillo, lavorò ad un nuovo alfabeto per le popolazioni locali che da lui prenderà il nome di Cirillico ed alle traduzioni dei testi sacri, in quella nuova forma. Metodio, invece venne ordinato vescovo a Roma e morì in Moravia, nell’885 sedici anni dopo il fratello Cirillo, che, fattosi monaco, era morto a Roma nel’869. Sono tra i patroni d’Europa, proclamati tali da Papa Giovanni Paolo II nel 1980. Anche se sono ricordati come gli Apostoli degli Slavi, infatti, la loro opera, ha lasciato un seme di unità Cristiana, che abbraccia l’intero continente e supera qualsiasi divisione culturale, linguistica e politica. Venendo ad una loro agiografia, occorre premettere, che poche notizie ci sono state tramandate circa Cirillo e suo fratello Metodio. Sappiamo che Cirillo, in realtà si chiamava Costantino ed adottò il nome monacale di Cirillo, verso il termine della sua vita. Ulteriori informazioni circa le loro attività sono pervenute sino a noi grazie a due “Vitae”, redatte in paleoslavo, note anche come “Leggende Pannoniche”. Si conservano inoltre le lettere, che l’allora pontefice indirizzò a Metodio e la “Leggenda italica” scritta in latino, basata su una biografia di Cirillo, redatta da Gauderico, vescovo di Velletri, devoto di Papa San Clemente, forse per far conoscere la figura di Cirillo, che fu colui che fece traslare in Italia, le reliquie di San Clemente. proprio a causa della scarsità di fonti storicamente attendibili, sono fiorite numerose leggende attorno alle figure di Cirillo e Metodio. Nativi come detto, di Salonicco (in slavo Solun), erano rampolli di una nobile famiglia greca. Il loro padre Leone, era, infatti, drungario della città, posizione che gli dava un elevato status sociale. Secondo la “Vita Cyrilli” quest’ultimo era il più giovane di sette fratelli che già in giovane età, pare avesse espresso il desiderio di dedicarsi interamente al perseguimento della sapienza religiosa per raggiungere la quale si trasferì a Costantinopoli, ove intraprese gli studi teologici e filosofici. Anastasio Bibliotecario, dice che tra i suoi precettori, vi sia stato il celebre patriarca Fozio, riferendo dell’amicizia che intercorreva fra i due, così come di una disputa dottrinaria verificatasi tra loro. Cirillo, da studente, manifestava una grande curiosità su molte materie, coltivando nozioni di astronomia, geometria, musica e retorica. Ma nonostante questo innato eclettismo culturale, fu nel campo della linguistica, che poté dar prova del suo genio. Oltre al greco, Cirillo, infatti parlava correntemente anche il latino, l’arabo e l’ebraico. Per questo, come narra la “Vita Methodii” da Costantinopoli, l’imperatore inviò i due fratelli, in varie missioni, anche presso gli Arabi e fu proprio durante una missione presso i Càsari, che Cirillo rinvenne un Vangelo ed un salterio scritti in lettere russe, ma soprattutto le reliquie di papa San Clemente. La missione più importante, che venne affidata a Cirillo e Metodio, fu comunque, quella presso le popolazioni slave della Pannonia e della Moravia, su richiesta di Rostislav, sovrano di Moravia morto martire e venerato come santo, che chiese all’imperatore bizantino di inviare missionari nelle sue terre, celando dietro motivazioni religiose, anche il fattore politico della preoccupante presenza tedesca nel suo regno. Cirillo accettò volentieri l’invito e giunto nella sua nuova terra di missione incominciò a tradurre brani del Vangelo di Giovanni, inventando un nuovo alfabeto, detto glagolitico, da “глаголь” che significa “parola”, denominato in suo onore, alfabeto Cirillico, nella cui elaborazione, si era probabilmente già da tempo cimentato per favorire l’evangelizzazione delle popolazioni slave. Non tardarono però a manifestarsi contrasti con il clero tedesco, al quale si deve la prima evangelizzazione di quelle terre. Nell’867 Cirillo e Metodio, si recarono a Roma, per far ordinare sacerdoti, i loro discepoli, ma forse la loro visita fu dettata da un’esplicita convocazione da parte di papa Adriano II insospettito dall’amicizia tra Cirillo e l’eretico Fozio, della quale abbiamo accennato. Ad ogni modo il pontefice riservò loro un’accoglienza positiva ordinando Metodio, come sacerdote ed approvando le loro traduzioni della Bibbia e dei testi liturgici, in lingua slava. Inoltre Cirillo, gli fece dono delle reliquie di San Clemente, da lui ritrovate in Crimea, che così vennero, come detto, traslate in Italia, precisamente nella basilica romana dedicata proprio a San Clemente. Durante la permanenza nella Città Eterna, Cirillo, si ammalò e morì il 14 febbraio dell’869 venendo sepolto presso la stessa basilica di San Clemente. Dopo la morte del fratello, Metodio, ritornò in Moravia, ma durante un successivo viaggio a Roma, venne consacrato vescovo ed assegnato alla sede di Sirmiun (odierna Sremska Mitroviča). Quando in Moravia, a Rostislav, successe il nipote Sventopelk, favorevole alla presenza tedesca nel regno, iniziò la persecuzione dei discepoli di Cirillo e Metodio visti come portatori di un’eresia. Lo stesso Metodio, fu detenuto per due anni in Baviera ed infine morì presso Velehrad, nel sud della Moravia, il 6 aprile dell’885 mentre i suoi discepoli vennero incarcerati, o venduti come schiavi a Venezia. Una parte di essi riuscì a fuggire nei Balcani e non a caso, in Bulgaria si venerano il 27 luglio, come i “Sette Apostoli della Nazione” proprio Cirillo e Metodio, insieme ai loro discepoli Angelario, Clemente, Gorazd, Nahum e Saba. Inoltre un Ordine cavalleresco ufficiale della Repubblica di Bulgaria, è dedicato proprio ai Santi Cirillo e Metodio. A scanso di equivoci, teniamo a precisare, che l’ordine della nostra Chiesa Ortodossa in Italia, dedicato ai Santi Cirillo e Metodio, non ha niente a che vedere con quello della Repubblica di Bulgaria, nè intende porsi in concorrenza con lo stesso essendo un mero riconoscimento dell’impegno culturale di chi ne viene insignito, in onore e memoria della loro immane opera, che venne praticamente cancellata in Moravia, ma trovò accoglimento, appunto, in terra Bulgara, dove proseguì anche grazie al favore del sovrano San Boris Michele I considerato “isapostolo” che abbracciò il Cristianesimo e ne fece la religione nazionale. La vastissima attività dei discepoli di Cirillo e Metodio, in quel Paese, diede origine alla letteratura bulgara e pose le basi della cultura scritta dei nuovi grandi stati russi. Il cirillico, alfabeto che si compone di trentotto lettere, delle quali ben ventiquattro prese dall’alfabeto greco, mentre le altre appositamente ideate per la fonetica slava, avvicinò moltissimo i bulgari e tutti i popoli slavi, al mondo greco-bizantino, perchè rese facile la traduzione dell’enorme tradizione letteraria greca. La nuova lingua soppiantò il glagolitico, in tutto il mondo slavo e rese celebre il nome del suo ideatore.