Nacque da genitori pii e saggi a Damasco, in Fenicia, attorno al 550. Dotato di una buona intelligenza, ebbe un’ottima formazione letteraria, sia laica che religiosa. Intorno al 578 fece visita alla Laura di San Teodosio, per recarsi poi ad Alessandria d’Egitto, dove incontrò Giovanni Mosco, monaco, col quale strinse una importante amicizia che li portò a scrivere insieme numerosi testi agiografici. Nel 580 anche Sofronio, si fece monaco ed accompagnato, proprio da Giovanni Mosco, viaggiò in tutta la Palestina e la Siria, tra il 600 ed il 606 quando a seguito dell’invasione persiana della Palestina, fece ritorno ad Alessandria, dove, reso ormai cieco da una malattia agli occhi, trovò la guarigione dopo aver fatto visita alla tomba dei santi Ciro e Giovanni, e per mostrare la sua gratitudine scrisse tutti i miracoli da essi operati. Nel 614 dopo la conquista di quella Città Santa, da parti dei Persiani, partì per Roma, sempre con Giovanni Mosco che lì morì. Nel 619 Sofronio, fece ritorno alla Laura di San Teodosio, portando con sé i resti del suo amico e maestro. Nel 628 partì di nuovo per Alessandria d’Egitto dove conobbe san Giovanni l’Elemosiniere. Di questo periodo, è rilevante la sua attività di denuncia contro l’eresia del monotelismo. Nel 634 per via delle sue conoscenze e delle sue grandi virtù, venne eletto Patriarca di Gerusalemme, ma nel 637 la città cadde sotto il califfo Omar I. San Sofronio morì l’11 Marzo del 638. Di lui ci rimangono molte opere, tra cui omelie, inni e cantici, degni di particolare nota sono, inoltre, un’orazione per benedire l’acqua nella festa del Battesimo del Signore ed i tropari per la Grande Settimana. Per questi suoi scritti e per la sua capacità di guidare il suo gregge venne considerato come la “Bocca di Cristo”.