Giovedì 15 Maggio 2025 Santi Martiri Boris e Gleb

Boris e Gleb, erano figli di San Vladimiro, granduca di Kiev e di Anna, sorella di Basilio II il Bulgaroctono. Il granduca, primo Principe Cristiano della Russia onorato dalle Chiese Orientali, morì il 15 luglio del 1015 dopo aver diviso il territorio fra i dodici figli. Sviatopolk, però, che aveva ereditato il granducato di Kiev, si rifiutò di eseguire la volontà paterna ed incaricò alcuni sicari di sterminare tutti gli altri fratelli. Boris, principe di Rostov, fu ucciso nove giorni dopo la morte di Vladimiro, il 24 luglio del 1015 mentre tornava dalla campagna condotta vittoriosamente contro le genti che abitavano il territorio compreso fra le foci del Don e del Danubio e le rive del Mar Nero. Secondo un cronista dell’epoca, Boris, avrebbe impedito alle sue truppe di levare le armi contro i messi di Sviatopolk, dicendo di non voler nuocere al fratello che ormai nel suo cuore aveva preso il posto del padre. Gleb, venne, invece assassinato durante il viaggio di ritorno a Kiev, il 5 settembre dello stesso anno. Sembra che Sviatopolk, avesse incaricato alcuni suoi fedeli, di abbordare il battello di Gleb, presso Smolensk, mentre risaliva il Dnieper ed avesse corrotto il cuoco di bordo, autore materiale del delitto. In seguito, nel 1019, Jaroslav, primogenito di Vladimiro e principe di Novgorod, sconfisse Sviatopolk e si impossessò della città di Kiev, che governò per trentacinque anni. Nel 1020 trasferì i corpi di Boris e Gleb, nella chiesa di San Basilio, a Visgorod, li onorò come Martiri, per la tragica morte ed incrementò la diffusione del loro culto. Il metropolita greco di Kiev, già nel secolo XII, venne invitato a procedere ad una canonizzazione formale. I nomi di Boris e Gleb, aprono la lista dei santi nazionali della Chiesa Russa, mentre la Chiesa Rutena Cattolica, li accettò nel proprio calendario perché, erano vissuti, prima dello scisma. Per i russi, Boris e Gleb, campioni della non-violenza che preferirono morire per non far male ad altri fratelli, appartengono alla categoria degli “strastotèrpzi” o “soffritori di passioni” come i martiri propriamente detti. Questo è un modo tipicamente russo di concepire la santità, del quale, però, si trovano numerosi esempi nella storia della spiritualità Cristiana. Boris e Gleb sono sempre abbinati, come Cosma e Damiano, Crispino e Crispiniano. I loro nomi finìrono col fondersi in Borisoglebsk, che divenne nome di numerosi monasteri e villaggi. Una delle più belle icone di Alipio l’Iconico del XII secolo, illustrava la “passione” di Boris e Gleb e, secondo Sementovsky, si trovava a Santa Sofia, a Costantinopoli, ancora nel secolo successivo.

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