Mercoledì 20 Novembre 2024 I 32 Martiri di Melitene

Oggi 20 Novembre si celebra la memoria dei Trentadue Martiri di Melitene. si tratta di un numeroso gruppo di martiri di Melitene in Armenia, catalogati come San Gerone (o Ierone) e Compagni Martiri. Procopio di Gaza, raccontò che quando a Costantinopoli, al tempo di Giustiniano imperatore, si fecero gli scavi per gettare le fondamenta della Basilica di S. Irene, vennero alla luce le reliquie di non meno di quaranta martiri, con un’iscrizione che li qualificava come soldati romani della XXII Legione, di stanza a Melitene. Tuttavia, solo nella prima metà del VII secolo, venne creata la prima leggenda letteraria sui martiri di Melitene, della quale facciamo un breve riassunto. Al tempo degli imperatori Diocleziano (243-313) e Massimiano (250-310), dopo una dura sconfitta subita dai romani ad opera dei persiani avvenuta nel 296, si cercò di reclutare nuovi soldati per ricompattare l’esercito imperiale. A tal fine un funzionario imperiale di nome Agricolao, fu inviato in Cappadocia, per arruolare con la forza tutti i Cristiani, che non volevano rinunciare alla loro fede, ma risaputa la notizia, tutti gli uomini validi fuggirono dalla città. Agricolao, saputo della presenza di un vignaiolo di nome Gerone (o, secondo alcuni come detto, Ierone) inviò degli uomini per arruolarlo, ma egli, dotato di forza eccezionale, si difese bene prendendo a scudisciate i soldati che fuggirono. Anche un secondo tentativo dei soldati, di stanarlo da dentro una grotta, dove si era rifugiato con altri trentadue compagni, risultò vano. Alla fine un suo fratello lo convinse a desistere e così Gerone ed i suoi amici si arruolarono nell’esercito imperiale e furono inviati a Melitene, in Armenia.
Qui Gerone, ebbe in sogno un vecchio misterioso, che lo incoraggiò a restare saldo nella Fede, perché l’attendeva la prova del martirio. Egli avvertì di ciò i suoi compagni Cristiani e tutti proposero di non partecipare al solenne sacrificio agli dei, in programma il giorno seguente ed a cui dovevano essere presenti tutte le reclute. Il racconto prosegue con l’interrogatorio e l’opera di persuasione del prefetto Lisia, verso i Cristiani, per farli desistere dal rifiuto a partecipare al sacrificio agli dei, svolta con promesse, minacce, supplizi e fustigazioni, alle quali, uno di loro Vittore non resisté ed accettò di arruolarsi insieme ad un altro. A Gerone, invece fu amputata la mano che aveva colpito i soldati romani. Alla fine tutti i trentuno arrestati rimasti furono decapitati, questi i loro nomi: Gerone, Aniceto, Atanasio, Baraco, Bostrichio, Callimaco, Callinico, Castricio, Claudiano, Diodato, Doroteo, Ducezio, Epifanio, Esichio, Eugenio, Eutichio, Giganzio, Ilario, Longino, Mamante, Massimiano, Nicandro, Nicone, Santico, Temelio, Teodolo, Teodoro, Teodoto, Teofilo, Teogene, Valerio. Tuttavia, alcuni agiografi moderni hanno fatto notare che questa leggenda ricalca in più punti la ‘Passio’ dei Quaranta Martiri di Sebaste e tendono dunque a ridimensionare la memoria di Gerone e Compagni, che comunque persiste, non essendovi stato alcun documento ufficiale di soppressione della stessa.

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