Martedì 21 Gennaio 2025 San Massimo il Confessore

Oggi la Chiesa orientale commemora San Massimo il Confessore, così definito, perché seppe fieramente difendere l’Ortodossia Cristiana, contro il monotelismo, una teoria religiosa elaborata nel VII secolo in seno alla Chiesa bizantina, che riconosceva le due nature di Cristo, ma affermava che in Lui, la volontà divina predominava su quella umana. Massimo Nacque nel 580 a Costantinopoli, da una nobile famiglia, forse imparentata con l’imperatore Eraclio e per questo ricevette una buona educazione e una solida preparazione culturale, tanto che ben presto, arrivò ad occupare una posizione di rilievo nella corte imperiale, diventando un alto funzionario.
Ad un certo punto però, per motivi rimasti sconosciuti, lasciò gli incarichi ed abbandonata la vita politica, si ritirò nel monastero di Crisopoli, nel quale gli venne attribuito il titolo di abate, non in quanto conduttore di comunità, ma come segno di rispetto per le sue conoscenze. A causa dell’invasione persiana del 626, che minacciava la capitale dell’impero bizantino, Massimo dovette allontanarsi dal monastero, per spostarsi prima a Creta, poi a Cipro ed infine in Africa, dove cominciò a conoscere la nuova eresia del monotelismo, della quale abbiano già detto, che si andava diffondendo in quel periodo, caratterizzato da vari fenomeni che agitavano l’Ortodossia Cristiana, con dispute teologiche, tra vescovi con idee contrapposte che sfociavano spesso in eresie, più o meno condannate da Concili, o direttamente dal papa di Roma. Massimo, s’impegnò molto per risolvere queste controversie facendo sentire il peso della sua autorità di teologo sia in Africa, sia in Oriente, che a Roma. Ma il suo compito non era facile, perchè all’epoca dell’impero bizantino, queste dispute teologiche, soprattutto sulla natura divina e umana di Cristo, si intrecciavano spesso ad interessi politici nei quali venivano coinvolti i vescovi e le autorità civili ed in alcuni casi persino l’imperatore e l’imperatrice, scatenando anche vere e proprie persecuzioni e questo era l’ambiente nel quale Massimo, doveva muoversi.
Nel 638 l’imperatore Eraclio (575-641) emanò un Ecthesis (decreto religioso) a favore della teoria del monotelismo e come sempre succedeva, vi era chi l’accettò e chi invece la contestò ed in questo quadro s’inserisce la famosa “Disputa con Pirro” portata avanti da Massimo. Pirro, era il vescovo di Costantinopoli, che era stato costretto a fuggire in Africa, a causa degli intrighi di corte che avevano portarono sul trono imperiale Costante II (642 – 668). E proprio in Africa, precisamente a Cartagine, ebbe luogo nel 645 davanti al prefetto ed a molti vescovi, la disputa fra i due teologi, un tempo ambedue monaci di Crisopoli. Pirro venendo sopraffatto dalle argomentazioni di condanna del monotelismo di Massimo, si dichiarò sconfitto ed il successo riportato da Massimo, indusse molti vescovi a convocare dei sinodi, attraverso i quali nel 646 quell’eresia venne condannata. Massimo, in seguito lasciò l’Africa, per recarsi a Roma, dove divenne teologo del papa, continuando la sua opera contro il monotelismo che sebbene fosse stato condannato più volte, anche grazie ad i suoi personali interventi, continuava a dilagare con l’appoggio dell’imperatore Costante II. Fu accanto a papa Teodoro (642-649) e poi a papa San Martino I (649-655), che insieme a Massimo, rimase vittima della persecuzione scatenata dall’imperatore, venendo condotti entrambi prima prigionieri a Costantinopoli e poi processati. Il papa venne processato nel 653 ed inviato in esilio nel Chersoneso, dove morì dopo due anni. Mentre Massimo, subì il processo, solo dopo la morte del papa nel 655. Gli Atti di quel processo sono pervenuti fino a noi e quindi sappiamo che venne condannato all’esilio a Byzia, nella Tracia, dove l’anno successivo subì un altro processo e condannato ad un nuovo esilio, stavolta a Perberis, ai confini dell’impero. Ebbe un terzo processo, nella primavera del 662 a Costantinopoli, davanti al prefetto e ad un Sinodo e siccome rifiutò di accettare il ‘Typus’ (decreto di Costante II sulle verità di fede in discussione), insieme ai suoi due discepoli, Anastasio monaco ed Anastasio apocrisario, fu sottoposto alla flagellazione, all’amputazione della mano destra ed al taglio della lingua, per essere infine esiliati questa volta a vita, nella Colchide, sulle coste orientali del Mar Nero.
Nel giugno del 662 raggiunsero la loro meta, ma essendo sfiniti dal lungo viaggio e dai maltrattamenti e supplizi subiti, due di loro, morirono dopo poco tempo: il 24 luglio Anastasio monaco ed il 13 agosto all’età di 82 anni Massimo, mentre l’altro Anastasio, sopravvisse fino all’11 ottobre del 666. Nel XVIII secolo, ai piedi della fortezza di Schemaris, dove il santo morì, esisteva un monastero di San Massimo, che ne custodiva il sepolcro. Probabilmente il più grande teologo di quell’epoca, Massimo, nelle sue opere spaziò dall’ascetica, alla morale, dalla dottrina mistica, a quella tradizionale mescolando la teologia con la filosofia, attraverso l’utilizzo della terminologia aristotelica, mantenendo tuttavia come punto centrale del suo pensiero Cristo, di cui contemplò profondamente i misteri, per difenderne l’integrità della natura umana.

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