San Gregorio Palamas, nella prima delle sue Triadi, in difesa dei santi esicasti, ci ha delineato, nei tratti essenziali, il più antico ritratto di questo santo, in rapporto alla sobrietà, della quale egli era stato un iniziato alla scuola dei Padri, un cultore nell’esichia ed un maestro, trasmettendola nel suo magistero ascetico. Ecco la descrizione di San Niceforo Martire, fatta da San Gregorio Palamas:
“Tu certamente conosci San Niceforo, che ha trascorso lunghi anni nel deserto e nell’esichia e che in seguito dimorò nei luoghi più solitari della santa Montagna senza concedersi tregua. Egli ci ha tramandato la pratica della sobrietà dopo essersi nutrito degli scritti dei Padri.”
Nella seconda Triade, poi, l’arcivescovo di Tessalonica, precisa che Niceforo aveva reso la sua “bella confessione” davanti al primo dei Paleologhi, colui “che pensava conforme ai latini” (Michele VIII) e che per questo era stato esiliato. Questa notizia ci offre un appiglio sicuro per la sua cronologia ponendola con tutta evidenza tra il 1276 ed il 1277 e ci apre ulteriori spiragli conoscitivi, consentendoci di identificarlo con il Niceforo, autore, con il monaco Clemente, suo compagno di sventure, di una relazione scritta (diavlexi) sul processo da essi subito davanti al patriarca latino e legato papale, il domenicano Tomaso Agni da Lentini, a S. Giovanni d’Acri (la greca Tolemaide). Possiamo così sintetizzare la sua esistenza nei seguenti luoghi: arresto all’Athos, cinque mesi e mezzo di carcere a Costantinopoli, trasferimento nell’ultimo baluardo latino in Terrasanta, per il giudizio, conseguente esilio a Cipro, probabile permanenza al Monte Sant’Aussenzio in Bitinia, centro della resistenza monastica, all’unione con Roma ed infine ritorno all’Athos, dove Niceforo, concluse la propria esistenza terrena, nel suo esicasterio. Non risulta che la sua ascesi solitaria, abbia avuto, come esito, il formarsi intorno a lui di un agglomerato di vita comunitaria ed infatti nessuna fonte gli attribuisce il titolo di igumeno, ma troviamo nelle sue agiografie unicamente gli appellativi di monaco e di prete. Del resto il suo amore appassionato per l’esichia, di cui è magistrale espressione il suo rinomato Logos, sulla custodia del cuore, rende estremamente plausibile che anche una volta pervenuto alla maturità spirituale, egli non abbia impresso una svolta cenobitica al proprio itinerario ascetico. Per quanto riguarda invece le coordinate temporali, il fatto che San Gregorio Palamas, lo annoveri tra gli «antichi tra i santi» induce a credere ch’egli fosse di una generazione antecedente rispetto a quelli che l’arcivescovo di Tessalonica, enumera come gli interlocutori di Niceforo, vale a dire Sant’Atanasio di Costantinopoli e San Teolepto di Filadelfia, maestro dello stesso Palamas. In conclusione gli estremi cronologici di Niceforo sarebbero da porre, tra il primo ed il penultimo decennio del XIII secolo.