Sacerdote in Galazia, nella città di Ancira, l’attuale Ankara, in Turchia, al tempo di Costanzo imperatore, difese fortemente la divinità del Verbo contro gli ariani, e così ritrasse molte persone da quella eresia. Alla morte di Costanzo, gli successe nell’imperio Giuliano l’apostata, il quale si sforzò di rimettere in piedi l’idolatria che allora era quasi annichilita. San Basilio, si oppose ancora con tutte le sue forze contro questa empietà, girando tutta la città, per esortare la gente a guardarsi da questo errore e a disprezzare le promesse di Giuliano, dicendo che l’empio presto sarebbe venuto meno. Così facendo si attirò contro, l’odio degl’idolatri, che si unirono con gli ariani a perseguitarlo. Ma egli rimase intrepido nel difendere la Fede in Gesù Cristo ed un giorno vedendo alcuni gentili che sacrificavano agli dei, gridando e gemendo, pregò Dio, di confondere quei perfidi, perché nessun Cristiano restasse da essi sedotto. Gli idolatri udendo quella sua preghiera si volsero con furore contro di lui, ed uno di essi, di nome Macario, gli mise le mani addosso e gli disse: “E chi sei tu che disturbi il popolo e pretendi distruggere il culto degli dei?” Basilio gli rispose:
“Non sono io, bensì il Dio del cielo che con la sua virtù invisibile distruggerà la vostra falsa religione.”
Gli idolatri accesi di maggior furore lo presero e lo presentarono a Saturnino governatore della provincia, dicendo: “Quest’uomo seduce il popolo ed ha minacciato di gettare a terra gli altari dei nostri dei.” E Saturnino rivolto a lui disse: “Chi sei tu che dimostri tanto ardire?” Basilio rispose:
“Io sono Cristiano, e di ciò mi vanto sopra ogni altra cosa.”
Saturnino, replicò: “Se dunque sei cristiano, perché non operi da cristiano? E Basilio:
“Avete ragione, un Cristiano deve comparire come tale in tutte le sue opere.”
Saturnino, cambiò allora il tono del discorso, e riprese a dire: “Perché tu sollevi la gente, e bestemmi contro l’imperatore, come seguace di una falsa religione?”
E Basilio:
“Io non bestemmio contro l’imperatore, né contro la sua religione ma dico che in cielo vi è un Signore, che i Cristiani, riconoscono per unico loro Dio e che Egli può distruggere in un momento tutto il vostro culto.”
Allora Saturnino gli domandò che cosa poteva egli dire contro la religione dell’imperatore. Basilio cominciò a rispondere, ma Saturnino l’interruppe, e disse: “Senza tanti discorsi, bisogna ubbidire all’imperatore.” E Basilio:
“Io non ho mancato sinora di ubbidire all’Imperatore del Cielo.”
Saturnino: Chi è quest’imperatore del cielo? E Basilio:
“È colui che abita nei cieli e tutto vede, mentre il vostro imperatore comanda solo qui in terra ed è un uomo come gli altri, che presto, come tutti cadrà nelle mani del Gran Re.”
Il governatore irritato da tali risposte ordinò che Basilio, venisse sospeso in aria e gli fossero lacerate le costole. San Basilio, in quel tormento rendeva grazie a Dio, e quando Saturnino, gli chiese se volesse arrendersi, disse:
Io ho posta tutta la mia confidenza in colui ch’è il Vero Re, né vi è cosa che possa smuovermi.
Il tiranno, vedendo i carnefici stanchi nel tormentarlo, comandò che Basilio venisse condotto in prigione. Per la strada un certo Felice, lo consigliò di ubbidire all’imperatore. Basilio gli rispose:
“Vattene, od empio. Essendo tu avvolto nelle tenebre dei peccati, come puoi conoscere la verità?”
l’imperatore Giuliano, si trovava, a quel tempo, a Pesinunte, per innalzare la venerazione verso la dea Cibele, creduta madre degli dei. Quindi Saturnino gli parlò di Basilio e sentendo l’apostata, che Basilio, era uomo che godeva di molto credito, mandò due altri apostati, Elpidio e Pagasio, ad Ancira, a vedere se avessero potuto convertire Basilio. Quando Pagasio, andò in prigione a parlargli, il santo gli rinfacciò l’apostasia, dicendo:
“Traditore! e perché hai rinunziato a Gesù Cristo ed alla tua salute? Come dopo essere stato lavato nelle acque del battesimo, ti sporchi ora nell’idolatria? Come, dopo esserti cibato delle carni di Gesù Cristo, ora siedi alla mensa dei demoni? Eri maestro della verità ed ora ti sei fatto maestro di perdizione e così hai perduto il tesoro della tua anima. Che farai quando Dio verrà a giudicarti?”
E poi rivolgendosi a Dio, disse:
“Signore, degnatevi di liberarmi dai lacci del demonio.”
Allora Pagasio, confuso raccontò il tutto ad Elpidio ed ambedue poi lo riferirono al governatore, finchè giunse ad Ancira, l’imperatore, che fatto convocare Basilio, di fronte a lui, gli chiese il suo nome. Il Santo gli rispose:
“Io mi chiamo Cristiano e questo è il mio primo nome. Gli altri poi mi chiamano Basilio. Ora se io conserverò il nome di Cristiano, senza macchia riceverò da Gesù Cristo, nel giorno del giudizio una gloria eterna.”
Giuliano, allora gli disse: “Bhe ti stai facendo ingannare se credi in colui che fu fatto morire sotto Ponzio Pilato.” Basilio Rispose:
“No, imperatore, non mi sbaglio io, ma voi, che con la vostra apostasia, avete rinunziato al paradiso. Io per me credo in Gesù Cristo, che voi avete rinnegato, quando Egli vi ha collocato su questo trono, donde per altro presto vi sbalzerà, affinché riconosciate la potenza di quel Dio, che voi avete disprezzato.”
Giuliano replicò: “Tu deliri, o pazzo che sei. Non sarà come tu vorresti.”
E Basilio intrepidamente soggiunse:
“Voi vi siete scordato di Gesù Cristo e Gesù Cristo, non si ricorderà più di voi. Egli, che l’Imperatore di tutti, vi spoglierà dell’autorità che avete e vi farà spirare l’anima in mezzo ai dolori e il vostro corpo resterà insepolto.”
Giuliano, sentendosi stranamente infuriato per tale modo di parlare disse: “Io avevo pensato di lasciarti andare libero, ma essendo tu arrivato a mancarmi di rispetto, sino ad ingiuriarmi, ordino che ogni giorno, ti siano strappati dal corpo sette pezzi di carne.” Il barbaro comando fu posto subito in esecuzione dal conte Frumentino, che ne ebbe l’incombenza. Il santo sopportava tutto con forza d’animo e di spirito ed un giorno domandò di parlare con l’imperatore, malgrado fosse tutto lacerato. Il conte credette che Basilio, vinto dal dolore volesse arrendersi e sacrificare agli dei ed avvertì Giuliano, il quale ordinò, che gli fosse presentato il santo nel tempio di Esculapio. Appena arrivato nel tempio, Basilio, disse all’imperatore che gli stava di fronte:
“Signore, dove sono gli indovini che di solito vi stanno a fianco? Non vi hanno essi predetto per quale motivo sono venuto da voi?”
Giuliano rispose: “Penso che tu sia rientrato in te stesso e tu voglia venerare la maestà degli dei.” Basilio, replicò:
“No, io sono venuto per farvi intendere che i vostri dei non sono altro che statue cieche e sorde, le quali portano all’inferno chi crede in loro. Per me la morte è guadagno e Gesù è la mia vita e la mia forza: in Lui credo e per amore di Lui volentieri io patisco.”
Quanta fu la gloria di Basilio, presso i Cristiani, con tale confessione e costanza, altrettanta fu la rabbia di Frumentino, nel vedersi deluso dalla sua speranza. Per questo ordinò ai carnefici di scoprire con i ferri, le ossa ed anche le interiora del Santo, che rivolto a Dio diceva:
“Siate benedetto, o Signore, che date forza ai deboli che in voi sperano. Guardatemi e datemi la grazia di compiere fedelmente il mio sacrificio, così che io sia fatto degno del vostro regno eterno!”
L’imperatore il giorno seguente lasciò Ancira, senza aver voluto ammettere alla sua presenza Frumentino, il quale si fece di nuovo portare Basilio e gli disse: “O uomo il più pazzo fra tutti gli uomini, vuoi arrenderti all’imperatore o vuoi finire i tuoi giorni miseramente fra i tormenti?” E Basilio rispose:
“E non vi ricordate in quale stato ieri voi riduceste il mio corpo, che faceva piangere chiunque lo guardasse, per la carneficina che ne faceste? Ed ora, è piaciuto a Gesù Cristo, di renderlo sano, come qui lo vedete. Fatelo sapere al vostro imperatore, affinché intenda la potenza di quel Dio, che egli ha lasciato per farsi schiavo del demonio. Ma anche Dio lascerà lui e lo farà morire nella sua tirannia.”
Frumentino, replicò: Pazzo, tu farnetichi, ma se non sacrifichi agli dei, io ti farò forare tutto il corpo con punte di ferro infuocato sino alle viscere. Ed il santo disse:
“Io non ho avuto paura, come sapete, delle minacce dell’imperatore. Pensate se possono spaventarmi le vostre parole.”
Quantunque Frumentino, avesse già capito che i tormenti non potevano vincere contro Basilio, fece arroventare quelle punte di ferro ordinando di conficcargliele nella schiena. Ed il santo, nel soffrire quest’ultimo tormento rivolto a Dio, disse:
“Vi ringrazio, Signore, per aver salvato dall’inferno la mia anima. Conservate in me il vostro spirito, così che, superati i tormenti, io termini la mia vita e sia fatto erede dell’eterno riposo per le promesse fatte da Gesù Cristo, per cui vi prego di ricevere in pace l’anima mia, confessando sino alla fine il nome di Voi che vivete nei secoli dei secoli. Amìn.”
E finita questa orazione, San Basilio, come preso da un dolce sonno, in mezzo alle trafitture di quelle punte roventi, spirò placidamente l’anima sua benedetta.