Metodio, nacque attorno al 789 in quella che, per splendore di monumenti, vivacità culturale e prosperità economica, era forse, dopo Costantinopoli, la seconda città dell’impero: Siracusa, la città della Sicilia, fondata nel 734 a.C. da alcuni Corinzi, guidati da Archia, in una delle più belle rade del Mediterraneo. A circa diciotto anni, ad un giovane di prestigiosa e ricca famiglia quale quella di Metodio, si aprivano due strade: il monastero o gli studi superiori, “universitari”, che però comportavano lo studio delle “eretiche” o “empie” dottrine platoniche. Metodio scelse la strada del monastero e da Siracusa, partì alla volta di Costantinopoli avendo come guida sant’Eutimio, vescovo di Sardi, che nell’805 era stato esiliato nell’isola di Pantelleria. E’ solo frutto di fantasia, la diffusa convinzione che l’iconoclasmo, abbia provocato un massiccio esodo dall’Oriente verso l’Italia meridionale, ma è certo che in una regione dove l’iconoclasmo, non fu meno violento che a Costantinopoli, si veda, per esempio, il caso di Crescente iconoclasta vescovo di Lentini, oggi proprio in provincia di Siracusa, la presenza degli iconoduli, fu, per così dire, di qualità, con vescovi e, soprattutto, monaci che, o si nascosero seguendo il suggerimento dato da san Teodoro Studita, o furono esiliati nella remota Osteades, l’odierna Ustica, nelle Eolie, nelle Egadi, nelle Pelagie. Fu grazie ad una presenza così qualificata ed incisiva che al VII° Concilio Ecumenico del 787 il gruppo più compatto e più deciso in difesa del culto delle Sante Icone, si rivelò essere quello formato dagli ecclesiastici provenienti da Calabria, Sicilia e Sardegna con l’arcidiacono Epifane, di Catania, che nella Magnaura, della Nuova Roma pronunciò l’orazione conclusiva delle sette rapide sedute sinodali. La formazione giovanile di Metodio si era svolta dunque in un ambiente fortemente influenzato da iconoduli e da fervente fedele a questa linea, egli si comportò nella sua breve vita. da monaco nel Monastero del Lago delle Papere (Chenolakko), fu collaboratore del patriarca san Niceforo ed a soli 25 anni, venne consacrato arcidiacono. A 36 anni lo troviamo igumeno di Chenolakko e del Monastero degli Enigmi, da lui stesso fondato a Kio. Il sinodo iconoclasta dell’815 lo costrinse a fuggire a Roma. Qui la vita non era più facile che a Costantinopoli, dal momento che da poco era nato lo Stato Pontificio e la piazza era in mano ai Franchi, che a Francoforte, in un sinodo celebrato nel 794 con l’approvazione degli imbelli legati del Papa, avevano platealmente ripudiato il VII° Concilio Ecumenico ed abbracciato un sostanziale iconoclasmo. Visto l’imbarbarimento della prassi ecclesiastica che vigeva a Roma, che si allontanava da quella Ortodossa, amata e praticata da Metodio, egli fu sul punto di abbandonare la vita monastica, ma per non tradire i propri voti e la propria Fede, decise, nell’821 di tornare a Costantinopoli, pur sapendo che lo aspettavano, non la bella vita o gli onori ma la tortura ed il carcere. Per convincerlo a rinnegare il dogma del VII° Concilio Ecumenico, gli aguzzini lo percossero così a lungo e così violentemente, che egli per il resto dei suoi giorni fu costretto a sorreggere con una fascia le mandibole slogate. Per quasi venti anni Metodio, venne tenuto incatenato in una fogna, confortato solo dalla presenza del suo maestro spirituale d’un tempo, sant’Eutimio di Sardi, che morì tra le sue braccia. Nell’838 Metodio, venne infine scarcerato e se pur ridotto ad uno scheletro per la lunga prigionia, venne costretto a partecipare alla guerra contro gli Arabi. Nell’845 a seguito della rinuncia di un suo grande amico, San Michele il Sincello, venne eletto Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca Ecumenico. La sua nomina era stata voluta fortemente, oltre che dall’imperatrice Teodora, da San Ioannikios di Bitinia, da Sant’Isaia di Nicomedia e da san Simeone di Lesbo. Appena eletto Patriarca, Metodio incaricò san Lazzaro il Kazaro, di restaurare la celebre icona del Salvatore venerata nel quartiere di Chaiki e si circondò di igumeni e vescovi di provata Fede Ortodossa e di vita ascetica, scegliendo fra gli altri: San Michele il Sincello come igumeno di Chora, San Naucrazio come igumeno di Studion, l’eremita Pietro alla diocesi di Sylaion e San Teodoro Grapto, il Marchiato alla metropoli di Nicea. Nonostante la sua intransigenza dottrinaria, Metodio non fu vendicativo verso gli iconoclasti che, sinceramente pentiti abbandonavano l’eresia per riconciliarsi con la Chiesa ed agì con prudenza nei loro confronti, tanto che nell’844 richiamò dall’esilio san Teofilatto e lo restituì alla sua sede di Nicomedia e nell’847 diede onorata sepoltura, nella basilica degli Apostoli al Patriarca San Niceforo. L’atto più importante del suo patriarcato è, però, senza dubbio, l’istituzione della Festa della Ortodossia, l’11 Marzo dell’843 la cui collocazione alla prima domenica di Quaresima non fu casuale. Sin da piccolo, infatti, Metodio, era stato abituato ad ascoltare, nella prima domenica dei digiuni, omelie sul digiuno e le tentazioni del Salvatore secondo un’antica tradizione dell’Italia meridionale, ma soprattutto il Vangelo di Giovanni che in + 1, 44- 52 + rendeva a meraviglia il significato della festa che si istituiva:
“In quel tempo, Filippo incontrò Natanaele e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret”. Natanaele esclamò; “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”. Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”. Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. Natanaele gli domandò: “Come mi conosci?”. Gli rispose Gesù: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”. Gli replicò Natanaele: “Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Gli rispose Gesù: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!” Poi gli disse: “In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”.
Consumato da un cancro, Metodio morì giovane, con oltre metà della vita trascorsa in condizioni di atroci sofferenze, spirituali e fisiche, il 14 giugno dell’847 e venne sepolto nella basilica degli Apostoli. Il canone, l’inno per la festa di san Metodio, fu composto dal Patriarca San Fozio, mentre la “Vita” dalla quale sono tratte queste brevi note, è attribuita ad un importante personaggio della storia della Chiesa Ortodossa, l’arcivescovo di Siracusa Gregorio l’Asvesta.