Giovedì 28 Novembre 2024 Sant’Irenarco Martire

Oggi la Chiesa Ortodossa commemora Sant’Irenarco Martire. La passio greca premetafrastica di Irenarco, databile intorno all’VIII secolo, che è stata pubblicata recentemente è, sino ad oggi, il solo studio su questo santo. Secondo questo documento, a Sebaste quando era governatore della città Massimiano, inizia una persecuzione anticristiana e sette donne, accusate di avere convertito i loro mariti al Cristianesimo, vengono condotte davanti al governatore. Uno dei soldati, di nome Irenarco, incaricato della custodia delle sette donne, si dichiara anch’egli Cristiano e prende le loro difese. Massimiano, tuttavia, è inflessibile ed invita le sette donne, a sacrificare agli dèi, ma queste, con un inganno prendono gli idoli e vanno a gettarli nel lago ed una di loro, madre di due bambini, giunge persino a gettare nel fuoco un abito bianco che il governatore le aveva dato da scegliere in cambio dei tormenti del martirio scatenandone l’ira, tanto che saranno i suoi due figli, ad essere poi associati al martirio di Irenarco. Cominciano allora, tra le preghiere delle Cristiane donne e le ingiun­zioni del governatore a sacrificare agli dèi, i diversi tormenti: le sette donne vengono sospese e le loro carni lacerate, ma dalle loro vene invece del sangue esce latte, per questo vengono in seguito gettate in una fornace che però si spegne ed infine sono decapitate. Poi è il turno di Irenarco che, avendo rifiutato davanti al governatore di sacrificare, è condannato ad essere immerso nel lago, ma l’acqua si solidifica intorno a lui ed i suoi carnefici, che vogliono raggiungerlo per eseguire l’annegamento vengono inghiottiti dalle acque. Nel frattempo Irenarco, può ricevere il Battesimo dalle mani del prete Acacio. Dopo un nuovo rifiuto a sacrificare secondo l’ingiunzione di Massimiano, Irenarco, stavolta viene condannato al fuoco e alla decapitazione. Irenarco, Acacio e i due bambini della donna che aveva bruciato l’abito del governatore, entrano nella fornace. I bimbi muoiono subito, mentre i due adulti vengono tolti dalle fiamme per essere decapitati. Il racconto termina con l’indicazione della data del martirio di Irenarco e dei suoi compagni, il 28 Novembre, ma non si sa di quale anno. Le loro reliquie, comunque sia, furono raccolte da una pia donna, di nome Elisea, che le depose nel luogo stesso del supplizio presso il lago, verso Occidente. Benché questa passio non contenga alcun ele­mento sicuramente storico, fornisce tuttavia le due “coordinate agiografiche” considerate necessarie per stabilire l’esistenza di un culto, vale a dire, il luogo in cui erano venerate le reliquie dei santi e la data della loro commemorazione. Il culto sviluppatosi intorno a Sant’Irenarco è riportato nei Sinassari Bizantini, che ne hanno conservato la memoria, al 28 Novembre, come lasciava intravedere la passio, tuttavia a differenza di quest’ultima, nei Sinassari Bizantini, non si fa menzione dei compa­gni di Irenarco, né, viene indicato il numero delle donne. Si precisa soltanto che la festa di Irenarco, si celebrava a Costantinopoli, nella chiesa del Khabdos, come confermano anche diversi lezionari georgiani ed il
Sinassario Armeno di Ter Israel, che è l’unico a riportare il racconto della passio, in cui si vedono comparire le sette donne, il prete Acacio e i due bambini.

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