Sabato 2 Agosto 2025 San Basilio il Benedetto, Taumaturgo russo

Il culto per San Basilio il Grande, Vescovo di Cesarea del IV secolo e Dottore della Chiesa, è molto diffuso, sin dall’antichità, nei Paesi Orientali, compresa la Russia. Ma pochi sanno che la più grande e famosa chiesa di San Basilio eretta a Mosca, tra il 1555 ed il 1560 sull’odierna Piazza Rossa, adiacente il Cremlino, non è dedicata, a quel Santo Vescovo del IV secolo, ma ad un suo omonimo russo, conosciuto come San Basilio il Benedetto, che appartiene a quella ristretta categoria di quasi eremiti venerati nella Chiesa Russa, chiamati “folli per Cristo”. Si tratta di penitenti che spogliatisi di tutto, avevano comportamenti stravaganti e non facilmente comprensibili, vivendo di elemosine, senza una casa, seminudi e scalzi in tutte le stagioni, pregando e all’occorrenza, rimproverando gli ingiusti ed i viziosi, ma dotati di un carisma che attirava il rispetto della gente e manifestando spesso il dono della profezia. Basilio il Benedetto, nacque nel dicembre 1468 da genitori contadini, in un sobborgo alla periferia di Mosca e venne avviato al mestiere di calzolaio, ma già da fanciullo dimostrò di apprezzare la preghiera solitaria e man mano che cresceva, preferiva la vita ascetica, desideroso di arricchirsi di doni spirituali. Proprio il prevedere l’avvenire fu uno dei doni carismatici di cui Basilio, era dotato e questo lo portò ad essere fortemente venerato sia dal popolo, che dai potenti. Già a sedici anni, mostrò il dono della profezia quando mentre era nel negozio di calzolaio, si mise a ridere alla richiesta di un cliente facoltoso che ordinava scarpe che dovevano durare svariati anni. Interrogato dal padrone sul perché del suo ridere, rispose:

”Mi sembra strano che quel signore ordini delle scarpe per alcuni anni, dato che morirà domani”.


La sua predizione si avverò ed a quel punto il giovane Basilio, non volle rimanere più nella bottega del calzolaio, sentendosi chiamato alla vita di “folle per Cristo”. Trascorreva le giornate nelle strade e piazze di Mosca, in mezzo alla folla vociante e cercava la compagnia dei mendicanti e dei disgraziati. Qualche volta accettava l’ospitalità di una vedova, tale Stefanida Jurlova, ma le notti le passava sulle soglie delle chiese, lacrimando per i peccati degli uomini. In tutte le stagioni camminava seminudo e scalzo a volte fingendo di essere muto, altre volte affermando di continuo:

“Se l’inferno è atroce, il paradiso è dolce”.

A volte, si comportava proprio come un pazzo, rovesciando le bancarelle del mercato del pane e le brocche del ‘kvas’ che è una bevanda fermentata russa, suscitando le ire dei venditori che lo percuotevano e lui accettava tutto con gioia ringraziando Dio. In seguito si comprese il motivo di questo suo agire quando si scoprì, che i prodotti venivano preparati con sostanze pericolose e che il ‘kvas’ non era genuino. Un giorno, compì un gesto sacrilego distruggendo l’Icona della Madonna, venerata presso la Porta di Santa Barbara a Mosca. Il motivo di questo gesto sacrilego era che solo lui riusciva a vedere, dipinta sotto l’immagine di Maria, quella del demonio. L’ammirazione popolare per Basilio, come uomo di Dio e castigatore di costumi perversi, cresceva di giorno in giorno, tanto che veniva considerato il successore di Massimo, altro “folle per Cristo” morto cinquant’anni prima e venerato in tutta la città. La sua fama di santità raggiunse anche la corte e lo zar Ivan il Terribile, volle provare se Basilio, si facesse corrompere dall’oro e lo convocò a corte, rivestendolo di splendidi vestiti e regalandogli dei lingotti d’oro, per poi farlo seguire, per osservare il suo comportamento. Basilio lasciato il palazzo reale, si recò sull’attuale Piazza Rossa, per consegnare l’oro ad un commerciante straniero. Meravigliato di ciò, lo zar chiese spiegazioni del perché avesse dato l’oro ad un ricco invece che ai poveri e Basilio rispose:

“Quel commerciante era molto ricco, ma la sua flotta affondò lasciandogli come sola ricchezza il lussuoso vestito che portava addosso, da tre giorni non mangiava e vestito così si vergognava di chiedere l’elemosina, mentre i poveri non arrossiscono e riescono a procurarsi il necessario”.

Nonostante rimproverasse continuamente lo zar per i suoi comportamenti sanguinari, Ivan il Terribile, provò per lui una profonda venerazione andandolo perfino a visitare insieme alla famiglia quando Basilio era affetto da grave malattia. Nonostante la vita di stenti che condusse, Basilio “il Folle di Cristo” visse fino all’età di ottantotto anni, morendo il 2 agosto 1557. Ai funerali partecipò una folla immensa, con il patriarca di Mosca, Macario e lo stesso zar, portò a spalla il feretro fino alla chiesa eretta in onore della Protezione della Madre di Dio, alla quale il popolo cambiò il nome dedicandola, appunto, a San Basilio il Benedetto, dopo la cui morte cominciarono ad avvenire numerosi miracoli e per questo venne subito venerato dai fedeli, mentre la Chiesa russa lo annoverò fra i suoi santi, nel 1588. Fino allo scoppio della rivoluzione bolscevica, le reliquie si trovavano nella cattedrale di Mosca, di cui San Basilio il Benedetto è patrono.

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